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Il Gattopardo di Lampedusa: Pubblicato 50 anni fa

di Anna Bujatti

I cinquant ’anni dalla pubblicazione del romanzo Il gattopardo di Giuseppe Tomasi di Lampedusa (1896-1957) hanno un’eco che può addirittura sorprendere, estesa com’è dagli Stati Uniti alla Cina.
Negli Stati Uniti, e i lettori di Voce Italiana non faranno fatica a documentarsi, è stata pubblicata una nuova edizione del romanzo arricchita da materiale inedito e in Cina le italianiste Fei Huiru e Ai Min che avevano pubblicato la loro traduzione nel 1983, hanno curato una nuova edizione arricchita da illustrazioni e da testi non ancora tradotti.
Ci è stato chiesto: e in Italia? Abbiamo tra le mani un elegante, smilzo ma sostanzioso volumetto che attrae per la ricchezza della documentazione e la pertinenza del commento: La lunga strada del Gattopardo di Gian Carlo Ferretti, professore all’Università di Parma.
Il volumetto ricostruisce la storia, narrata il più delle volte con imprecisioni e manchevolezze, della pubblicazione del romanzo che, inviato (non dall’autore) in lettura alle case editrici Einaudi e Mondadori e accolto con riserve, fu pubblicato poi da Feltrinelli, nel 1958, un anno dopo la morte dell’autore, e ottenne una vastissima popolarità suscitando un esteso e coinvolgente dibattito non soltanto letterario, ma anche di interpretazione storico-politica.
Alla popolarità del romanzo, naturalmente giovò poi il sontuoso film di Luchino Visconti, protagonisti Burt Lancaster e Claudia Cardinale.
Colpa di chi, la mancata pubblicazione presso le due prime case editrici? La vicenda, ricostruita puntigliosamente da Gian Carlo Ferretti, diventa un romanzo del romanzo. Forse l’aspetto più interessante delle celebrazioni per il cinquantenario sta proprio in questa ricostruzione della sua storia editoriale, e nelle testimonianze di scrittori e critici che presero parte in modo vivacemente polemico al dibattito sul libro al momento della sua pubblicazione.
Per quanto riguarda la storia editoriale, il primo accusato è stato Elio Vittorini, che dirigeva allora la collana di Einaudi “I gettoni”. Ora, lo studio delle carte dimostra che Vittorini non aveva “bocciato” il romanzo, ma lo aveva giudicato estraneo a quel clima di ricerca e di sperimentazione che egli cercava di suscitare nella casa editrice.
Per quanto riguarda il dibattito storico-letterario e politico suscitato dal romanzo alla sua pubblicazione, particolarmente interessanti sono le testimonianze di Edoardo Sanguineti e di Alberto Arbasino.
Arbasino, inquadrando più propriamente il romanzo nei suoi antecedenti letterari, ha citato, come autore di riferimento di Tomasi, un autore inglese come E. M. Forster, al tempo del Gattopardo ben poco conosciuto in Italia.
Quanto a Sanguineti, che ha ricevuto proprio quest’anno il premio “Tomasi di Lampedusa”, scandalizzando chi ricorda la sua opposizione alla “posizione ideologica e al gusto letterario” di Tomasi, senza rinnegare del tutto il suo giovanile irruente giudizio, ha però cercato di collocare il romanzo in una prospettiva storica, elogiando il suo realismo e arrivando a dire amaramente che esso “acquista più importanza oggi che, finita l’epoca dei gattopardi, siamo in pieno trionfo delle iene e degli sciacalli”.
Il giudizio sul romanzo ha comportato dunque, insieme a un giudizio sullo stile anche un giudizio sulla concezione della storia che Tomasi vi infonde: gli avvenimenti storici, infatti, sono molto più che lo sfondo della vicenda romanzesca: la Sicilia che passa al tricolore dalla “bandiera candida con l’oro gigliato dello stemma” e la riflessione, ormai divenuta un leit-motiv, “bisogna che tutto cambi se vogliamo che tutto rimanga come è ”, riflessione che, si dice, “ non fa più scandalo”, sono tuttora al centro del dibattito sul romanzo.
Ma benché si debba ammettere che la realtà storica contemporanea lasci ben poco spazio alla speranza, c’è anche chi si rifiuta di rinunciarvi e desidera lasciare all’autore del Gattopardo tutto il suo sconsolato fatalismo. •